Genova, Teatro Carlo Felice: “Lucia di Lammermoor” (cast alternativo)

Natalia Roman è stata tutto sommato una Lucia più che rispettabile: la voce, nonostante non si distingui per purezza timbrica, è decisamente più corposa di quanto non si sia soliti ascoltare in questa parte, in particolare nel registro medio-acuto, e se i re naturali sono emessi con sfrontatezza, già i mi bemolle, quantunque ben riusciti, fanno intuire che al di sopra non deve esservi molto spazio di manovra.  L’agilità non è molto nitida e sgranata, e le ha dunque giovato il taglio tradizionale delle battute di fitta coloratura (“l’’inumano tuo rigor”) nel duetto del secondo atto con Enrico.  Quel che ha colpito maggiormente è stata l’intensa partecipazione emotiva, la ricerca di colori e accenti e il tentativo di dar vita ad un personaggio compiuto, con un preciso iter psicologico.  Nel primo atto ritrae un’eroina più calma e coraggiosa del solito: è solo quando Edgardo annuncia l’imminente partenza che si intravedono i primi segnali di vera agitazione, culminata in una scena della pazzia toccante e coinvolgente.  Per concludere, la figura slanciata e aggraziata e il bel volto dagli zigomi alti l’hanno aiutata a rendere più credibili dei costumi e una parrucca decisamente ingombranti.

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